Giovanna Spanu - Piccola Comunità Apostolica

Iniziative


Eco di Lourdes N. 1/2010


VIVERE PER GLI ALTRI
Giovanna Spanu

Eco di Lourdes

 


TRA LE BRACCIA DI MARIA

"Vado a Lourdes per chiedere la mia guarigione". Questa è probabilmente la richiesta che molti di coloro che stanno per partire per Lourdes portano in cuore. Malati di tutti i tipi salgono sul treno dell'Unitalsi con la segreta speranza di tornare a casa guariti. E questa è anche la speranza di Giovanna il 22 aprile 2002. Tre anni prima, il 9 agosto 1999, dopo aver analizzato lastre, Tac ed ecografia, la sentenza dei medici era stata inesorabile: "quindici giorni di vita". Nessuno di loro aveva però messo in conto che, al di là di ogni speranza umana, la preghiera e l'amore sanno ottenere l'impossibile o, come dice Teresa di Gesù Bambino: "la preghiera è come una regina che può ottenere tutto ciò che vuole dal suo Re". E proprio nella preghiera si rifugiò Giovanna sin dal primo giorno in cui scoprì di essere malata: "Gesù non mi ha mai delusa, mai abbandonata. In questa nuova esperienza che mi chiede di vivere è sicuramente nascosta una pioggia di grazie. Lui lo sa che io sono una fifona, Lui mi darà la forza".
Ma oltre alla preghiera, Giovanna sembrava avesse un "segreto" che le permetteva di superare anche le terapie più dolorose: "Da quando sono malata mi sono buttata tra le braccia di Maria e ho scoperto che quello era il mio posto! Maria! Mi accorgo di essere sempre con lei, la invoco in ogni momento e vive con me ogni cosa. Ogni tanto, soprattutto di notte, faccio la bambina con Maria; allungo la mano e le dico: "Dai, prendimi! E se è la notte dell'incontro con Gesù portami tu da Lui".
I continui cicli di chemioterapia, gli esami, le visite, gli interventi vengono vissuti "per mano con Maria!", tanto da farle dire un giorno: "io e te siamo una cosa sola Maria. Sii tu a vivere ogni istante in me: tu a parlare, ascoltare, sorridere, pregare, amare, mangiare, dormire, offrire tutto".
Ma a Lourdes la guarigione che le sta più a cuore è un'altra: "Aiutami Maria a rinnegare me stessa, a spezzare la mia volontà, a metterla sotto i piedi, a perdere il mio io per lasciar parlare e agire Dio in tutto. Maria, prendi possesso di me, dei miei pensieri, volontà, decisioni. Io non sono capace di nulla. Fammi umile e santa". Parole che esprimono il desiderio di un'anima che vuole annullarsi per fare interamente spazio al suo Dio. Una tensione sempre più lancinante; già nel 1987 nel suo diario scriveva: "Essere Maria è il programma della mia vita!".
Per Giovanna questo "essere Maria" non era una semplice devozione ma l'essenza stessa della sua vocazione. Sin da quando avvertì che il Signore la chiamava a donarsi a Lui (era il 1977) comprese che la sua vita sarebbe stata intrecciata con Maria, lei sarebbe stata il suo modello, il suo ideale, il suo sogno. A chi le chiedeva quale fosse la sua vocazione, Giovanna rispondeva con cinque parole: "essere Maria accanto al pastore". Vivere cioè, in parrocchia, rapporti di vera e propria famiglia spirituale col sacerdote pastore; questa era la "nuova via" che il Signore stava facendo nascere nella Chiesa anche attraverso il si di Giovanna. E come il sacerdote-pastore custodisce in cuore il desiderio di conquistare anime all'amore di Gesù, così Giovanna. Nel suo diario del 1986 si legge: "Signore prendimi, chiedimi tutto ma dammi le anime della mia parrocchia" e ancora: "la mia vita è consacrata per la conversione di tante anime".
Per questo durante i giorni vissuti a Lourdes ogni istante "libero" da celebrazioni o impegni lo voleva trascorrere davanti alla grotta. Una sua sorella racconta:"Prima di partire per Lourdes tanti parrocchiani le avevano consegnato biglietti e lettere da portare a Maria. Chi non era riuscito a scriverle aveva telefonato affidandole le proprie richieste, suppliche, ringraziamenti. Quando nei giorni del pellegrinaggio si trovava in preghiera davanti alla grotta assumeva un particolare raccoglimento che faceva pensare che stesse presentando a Maria tutte le richieste che le erano state affidate".
Diceva che il prezzo delle anime è sempre alto: "non si comprano a parole ma col sangue, il sangue di Gesù e il mio!". Per pagarle si era da tempo offerta come vittima d'olocausto all'amore misericordioso di Dio seguendo l'esempio di Santa Teresa di Gesù Bambino. E siccome si sentiva incapace di offrire a Gesù grandi cose, si concentrava su piccole delicatezze, piccole fantasie del cuore capaci di commuovere, per la loro piccolezza, il cuore di Dio: "oggi ho offerto un caffè a Gesù, oggi non mi sono guardata allo specchio, oggi ho chiuso una finestra senza brontolare, oggi ho camminato per qualcuno". Al lunedì mattina prima di andare in ospedale per le terapie scriveva sul suo diario: "Gesù ti offro la cura per...". Appena scoperta la malattia disse "Devo vendere cara la pelle! Voglio legare a Gesù tante anime... Generare anime che ameranno Gesù eternamente! E le anime si pagano in ginocchio".
Giovanna non è tornata da Lourdes guarita nel corpo. Ma ha indubbiamente ricevuto la grazia della guarigione spirituale. Chi la avvicinava, seppur per poco tempo, rimaneva affascinato da questa figura esile, apparentemente fragile, ma che trasmetteva a tutti coloro che incontrava la gioia di Dio e il profumo dell'umiltà. Attraverso l'esperienza della malattia, il Signore stava scavando in lei capacità d'amore sempre più grandi. Aveva chiesto a Maria la grazia di rinnegare se stessa e di lasciar agire Dio in lei sempre. Uno degli ultimi giorni, il suo padre spirituale andandola a trovare in ospedale le chiese: "Giovanna hai una parola di Dio che ti è in cuore in modo particolare?" lei rispose: "Non son più io che vivo ma Gesù che vive in me". E sempre in quegli ultimi giorni una ragazza dirà di lei: "Avevo l'impressione di essere davanti ad una mamma che voleva dire una parola a tutti i suoi figli prima di partire". Una mamma, ecco chi era Giovanna per tanti parrocchiani. Una mamma che si è consumata per amare Gesù e farlo molto, molto amare. Come Maria: la sua vocazione, il suo programma di vita erano realizzati!
Quando le sorelle di comunità hanno riordinato gli oggetti che appartenevano a Giovanna, tra le sue cose hanno trovato una scatola di legno. Dentro un groviglio di corone del Rosario di tutti i tipi: di corda o di metallo, rosse, blu, gialle, di tutti i colori, profumate o meno ... Corone senza grani o dal crocifisso consumato per il troppo uso... La sua corona "da giorno" e la corona "della notte" quella che usava per dire il Rosario con Radio Maria quando non riusciva a dormire... C'è anche la corona che Giovanni Paolo II le aveva consegnato di persona, insieme ad una tenera carezza, quando lei, nell'anno del Grande Giubileo, era andata pellegrina a Roma. E c'è il Rosario di Lourdes. Bianco. Custodito in una scatolina semi trasparente. Chissà per chi l'aveva comprato o chi gliel'aveva regalato. C'è poi un astuccio in cui custodiva i Rosari da riparare.
Quante preghiere, quante suppliche, quanti nomi legati a quel piccolo strumento: "Per me il Rosario è questo: incaricare Maria di dire a Gesù che lo amo". Ecco perché a Lourdes, in oncologia, in macchina, sul suo letto, sgranava Ave Maria giorno e notte perché giorno e notte desiderava ripetere a Gesù il suo amore.


Note biografiche
Giovanna Spanu nasce ad Alghero (SS) il 9 dicembre 1955. A 10 anni si trasferisce a Parma con tutta la famiglia e inizia a frequentare la parrocchia dello Spirito Santo dove incontrerà il suo padre spirituale, fondatore della Piccola Comunità Apostolica, un gruppo di persone che desiderano vivere col sacerdote rapporti di famiglia spirituale attraverso l'esperienza del comandamento nuovo. Giovanna rimane folgorata da questa esperienza e avverte che il Signore la chiama a donarsi a Lui per "essere Maria accanto al pastore". Il 14 maggio 1977 Giovanna si consacra per sempre al Signore nella verginità. Successivamente altre ragazze, affascinate dal suo esempio seguono Giovanna in questa "nuova via"; si aggiungeranno poi giovani, coppie di sposi, tutti con lo stesso ideale vissuto a seconda del proprio stato di vita. Il 9 dicembre 1995 si offrirà vittima d'olocausto all'amore misericordioso di Dio per la salvezza delle anime. Il 9 agosto 1999 le viene diagnosticato un tumore; scriverà un giorno: "Grazia Gesù per il dono del tu-more che diventa sempre più a-more". Il 23 luglio 2003 Giovanna muore in ospedale dopo 22 giorni di agonia vissuti nutrendosi solo di Gesù Eucaristia.



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