Giovanna Spanu - Piccola Comunità Apostolica

Testimonianze


Vedrai, ci pensa Giovanna


Ho conosciuto Giovanna in parrocchia. Io facevo parte di un gruppo di catechesi e la mia catechista era Stefania. Però c'era un altro gruppo di ragazze della mia età e la loro catechista era Giovanna; spesso ci capitava di fare cose insieme.
Il mio rapporto con lei era molto particolare perché lei era sempre molto attenta nei miei confronti, mi chiedeva come stavo, come andava la mia vita, com'era il mio rapporto con Gesù e se ero soddisfatta del rapporto che avevo con Lui... Era molto affettuosa. Mi aveva scritto una lettera in cui mi diceva che desiderava che insieme amassimo di più Gesù...
Di lei mi colpiva particolarmente la dolcezza; era estremamente attenta alle persone e ai loro problemi, un'attenzione che non si trova in nessuno. Tutto questo penso fosse determinato dal suo rapporto con Gesù perché io vedevo in lei gli occhi di Gesù. Parlare con lei era come parlare con Gesù, era un tramite che ti faceva sentire Gesù molto vicino.
Non l'ho mai vista con il broncio ma sempre con un viso sorridente e un'attenzione nei confronti delle persone che era unica: si interessava di tutto e se c'erano dei problemi, le bastava guardarti per capire che c'era qualcosa che non andava. Sapeva guardare oltre, dentro.
La vedevo sempre in Cappella; spesso e volentieri vedevo solo lei. Ho l'immagine di lei che prega in Cappella da sola, senza nessun altro.
Non ho ricordi particolari del tempo della malattia perché in quel periodo, essendo già sposata, frequentavo molto meno la parrocchia.
Oggi la penso spesso; sento che mi aiuta con la mia fede, una fede un po' trascurata in passato, ma grazie a lei, mi sto riavvicinando. Conservo la sua foto nel mio portafoglio; ce l'ho sempre con me e mi capita spesso di pregarla. Pensando a lei prego con lei e quindi prego Gesù. Lei per me è un tramite. Per me Giovanna è questo.
Ricordo con gioia quella gita che avevamo fatto con il gruppo del giovedi a Sirmione. Guardo spesso le foto e ricordo che quel giorno avevamo riso tanto, suonato la chitarra... era stata una bellissima giornata...
Quando aspettavo la mia bambina avevo contratto un virus, il citomegalovirus. I medici avevano detto che questo virus avrebbe potuto comportare dei problemi al bambino e che ci sarebbero potute essere delle complicanze. In quei giorni abbiamo pregato tanto la Giovanna: io, i miei genitori, la piccola comunità. I miei genitori mi dicevano: "Vedrai che ci pensa la Giovanna!".
Dentro di me avevo la certezza che la mia gravidanza sarebbe andata avanti perché mi sentivo protetta, come se qualcuno mi fosse particolarmente vicino, per me quel qualcuno era la Giovanna. Avrei dovuto fare degli esami invasivi, ma nel giro di 24 o 36 ore non li ho più dovuti fare perché la cosa era risolta e non c'era più nulla.
Oggi la mia bambina sta bene, si chiama Camilla.



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