Giovanna Spanu - Piccola Comunità Apostolica

Piccola Comunità Apostolica

Le origini


Primi ragazzi con don Bruno a Felino nel 1956
Il nostro cammino ha inizio nel 1953, anno di ordinazione di don Bruno Folezzani, padre spirituale della Piccola Comunità Apostolica. Fin dagli inizi, don Bruno si è chiesto se non si potesse costituire attorno al sacerdote una comunità sul modello di quella apostolica: persone chiamate ("chiamò a sé quelli che egli volle") a condividere un cammino spirituale, fatto di preghiera e di conoscenza della Parola di Dio per crescere sempre di più nell'amore a Gesù e tra loro ("perché stessero con lui"). Il periodo era quello preconciliare, ma c'erano già nell'aria tanti segni, o meglio semi, anche piccoli, che poi il Concilio avrebbe fatto fiorire: gruppi, associazioni, movimenti. Don Bruno è venuto a contatto, in modo particolare, con l'Azione Cattolica e con il Movimento dei Focolari.

Giovanna e alcuni giovani in gita sulla neve nel 1971
Era viceparroco a Felino (Pr) quando qualcuno gli ha fatto leggere una meditazione di Chiara Lubich intitolata "Una città non basta": "Se vuoi conquistare una città all'amore di Cristo, se vuoi trasformare un paese in Regno di Dio, fa' i tuoi calcoli. Prenditi degli amici che abbiano i tuoi sentimenti, unisciti con loro nel nome di Cristo e chiedi a loro di posporre ogni cosa a Dio. Poi statuisci con essi un patto: promettetevi amore perpetuo e costante.". Affascinato da questo ideale, ha iniziato a proporre a chi gli sembrava avesse "i suoi sentimenti" quel patto che i focolarini chiamano "patto di unità": un legame spirituale che rende vere, concrete le parole di Gesù: "Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro" (Mt. 18,20). Non occorrono particolari requisititi per dar vita a questo patto, è necessario semplicemente il desiderio di amare Gesù e di farlo amare. Dopo aver vissuto questa esperienza a Felino e successivamente a Coloreto, nel 1968 don Bruno approda, per incarico del Vescovo, Mons. Pasini, nella zona di Parma allora definita "nuova periferia". Gli viene affidata la parrocchia dello Spirito Santo: all'epoca, nell'area dove ora sorge il complesso parrocchiale, si trovava solamente un prato. Prima della chiesa di mattoni, però, don Bruno desidera dar vita ad una chiesa di persone: il gruppo di giovani che aderisce alla sua proposta inizia a trovarsi con ritmo settimanale ogni martedì sera per leggere, approfondire e pregare il Vangelo. Al termine dell'incontro viene scelto un versetto definito "parola di vita" che si cerca di mettere in pratica per tutta la settimana.

Una matrice spiccatamente focolarina, quindi, che ha però una sua sfumatura: il patto di unità è vissuto prima di tutto con il sacerdote - pastore. Le persone che facevano parte di questo gruppo desideravano essere quello che nel Vangelo viene definito "il lievito nella pasta": un fermento chiamato ad accrescere e diffondere in tutta la comunità parrocchiale l'amore a Gesù. Questa immagine ci ha accompagnato fino ad oggi, insieme ad un' altra : quella dei ramoscelli che bruciano al fuoco dell'amore di Dio perché tutta la stanza, cioè la comunità parrocchiale, si scaldi. I giovani della prima ora (siamo negli anni '70) erano catechisti, animatori dell'oratorio, al servizio di tutte le necessità della parrocchia e traevano forza, vigore, dalla presenza in mezzo a loro di Gesù Buon Pastore.



Chi siamo
Le origini
La svolta decisiva
Il riconoscimento
I desideri di Giovanna e nostri
Figli, non collaboratori



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